Donne e motori: un secolo di amore

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Nella tua mente vivono ancora pregiudizi e luoghi comuni sul tema donne e motori? Ogni volta che la tua compagna ti chiede in prestito l’auto un brivido ti scende lungo la schiena e ti viene in mente la frase di tuo nonno “donna al volante pericolo costante” o donne e motori gioie e dolori? Sei ancora convinto che rispetto agli uomini le donne facciano più incidenti? Bene, è il momento di cambiare idea.

Donne, auto e tanti miti da sfatare

Se oggi tantissime donne guidano e comprano auto, anche all’inizio del secolo scorso la loro passione automobilistica era altrettanto forte. In un settore così maschile, ecco la storia di donne che hanno sfatato un mito.

Iniziamo subito da Ernestina Prola la prima italiana ad aggiudicarsi la patente di guida nel lontano 1907. In un’epoca in cui le donne non avevano ancora ottenuto il diritto di voto, lei a 31 anni prese la patente per lavorare come autista di una scuola. Prima di lei ci fu la moglie e socia in affari dell’inventore Karl Benz, Bertha Benz che nel 1888 guidò – la prima persona al mondo – un’automobile sulla lunga distanza, portando così la Benz Patent-Motorwagen all’attenzione del mondo.

Le lady velocità: donne al volante

Ma se per Ernestina Prola era una questione pratica e lavorativa, per Camille Du Gast è stato amore allo stato puro. Camille è stata infatti la prima donna pilota professionista a confrontarsi nel 1901 in una gara con altri uomini. E non è stata nemmeno l’unica: altre 4 donne hanno gareggiato nel campionato automobilistico sfidando la mentalità di allora e i forti pregiudizi.

Maria Teresa De Filippis arrivò il 10° posto al GP del Belgio nel 1958; Maria Grazia Lombardi raggiunse il 6° posto al GP di Spagna del 1975; Divina Mary Galica, Desiré Randall Wilson e Giovanna Amati non riuscirono mai a qualificarsi ma gareggiarono in altre categorie con ottimi risultati.

Donne e motori: quando le invenzioni si tingono di rosa

Ma le donne nel primo del Novecento non si sono solo limitate a guidare le prime auto: Mary Anderson, nel 1903, realizzò il primo impianto di tergicristalli della storia diventando il primo grande tecnico donna del settore. Anche lo specchietto retrovisore fu concepito per la prima volta da una donna: la pilota Dorothy Levitt anche se fu snobbato dagli industriali perché ritenuta una vanità femminile e ripreso 10 anni dopo. Nel 1925, Sonia Delaunay-Terk progettò la prima auto con un rivestimento in lamiera unificato e nel 1950 la General Motors formò il primo team femminile di designer per l’auto, dedicato principalmente a occuparsi di interni.

Oggi, tantissime donne occupano posti dirigenziali all’interno delle industrie automobilistiche proprio in nome di quella passione per i motori che ha contraddistinto queste donne del primo del Novecento.

Nella tua mente vivono ancora pregiudizi e luoghi comuni sul tema donne e motori? Ogni volta che la tua compagna ti chiede in prestito l’auto un brivido ti scende lungo la schiena e ti viene in mente la frase di tuo nonno “donna al volante pericolo costante” o donne e motori gioie e dolori? Sei ancora convinto che rispetto agli uomini le donne facciano più incidenti? Bene, è il momento di cambiare idea.

Donne, auto e tanti miti da sfatare

Se oggi tantissime donne guidano e comprano auto, anche all’inizio del secolo scorso la loro passione automobilistica era altrettanto forte. In un settore così maschile, ecco la storia di donne che hanno sfatato un mito.

Iniziamo subito da Ernestina Prola la prima italiana ad aggiudicarsi la patente di guida nel lontano 1907. In un’epoca in cui le donne non avevano ancora ottenuto il diritto di voto, lei a 31 anni prese la patente per lavorare come autista di una scuola. Prima di lei ci fu la moglie e socia in affari dell’inventore Karl Benz, Bertha Benz che nel 1888 guidò – la prima persona al mondo – un’automobile sulla lunga distanza, portando così la Benz Patent-Motorwagen all’attenzione del mondo.

Le lady velocità: donne al volante

Ma se per Ernestina Prola era una questione pratica e lavorativa, per Camille Du Gast è stato amore allo stato puro. Camille è stata infatti la prima donna pilota professionista a confrontarsi nel 1901 in una gara con altri uomini. E non è stata nemmeno l’unica: altre 4 donne hanno gareggiato nel campionato automobilistico sfidando la mentalità di allora e i forti pregiudizi.

Maria Teresa De Filippis arrivò il 10° posto al GP del Belgio nel 1958; Maria Grazia Lombardi raggiunse il 6° posto al GP di Spagna del 1975; Divina Mary Galica, Desiré Randall Wilson e Giovanna Amati non riuscirono mai a qualificarsi ma gareggiarono in altre categorie con ottimi risultati.

Donne e motori: quando le invenzioni si tingono di rosa

Ma le donne nel primo del Novecento non si sono solo limitate a guidare le prime auto: Mary Anderson, nel 1903, realizzò il primo impianto di tergicristalli della storia diventando il primo grande tecnico donna del settore. Anche lo specchietto retrovisore fu concepito per la prima volta da una donna: la pilota Dorothy Levitt anche se fu snobbato dagli industriali perché ritenuta una vanità femminile e ripreso 10 anni dopo. Nel 1925, Sonia Delaunay-Terk progettò la prima auto con un rivestimento in lamiera unificato e nel 1950 la General Motors formò il primo team femminile di designer per l’auto, dedicato principalmente a occuparsi di interni.

Oggi, tantissime donne occupano posti dirigenziali all’interno delle industrie automobilistiche proprio in nome di quella passione per i motori che ha contraddistinto queste donne del primo del Novecento.

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