Progetto On the Route: intervista a Sabrina Mattei, di Borgo Solaio

intervista borgo solaio aquila

Sostenibilità, economia circolare, filosofia green sono concetti e parole che, oggi, vengono quasi abusate per raccontare l’orientamento delle persone e delle aziende. Ma ai pensieri non sempre si traducono le azioni e, quindi, bisogna sempre approfondire questi temi per evitare che siano semplicemente un esercizio stilistico e non un approccio volto alla salvaguardia del nostro pianeta. Se dobbiamo parlare, però, di azioni concrete Borgo Solaio ed Aquila Energie sono due realtà che, nel loro quotidiano, mettono in campo iniziative sostenibili nelle quali credono ed investono. E proprio entrambe le aziende si sono unite, trovando una sinergia perfetta, per realizzare un innovativo progetto, unico nel suo genere.

Si tratta di “On the Route”, grazie al quale Aquila Energie mette a disposizione alcuni prodotti che non vengono utilizzati come tute da lavoro ed indumenti in genere che verranno utilizzati da Borgo Solaio, in pieno spirito di economia circolare, per realizzare borse ed altri oggetti. Borgo Solaio è un progetto ideato e pensato da Sabrina Mattei, una vera e propria artista – riduttivo, infatti, definirla artigiana – che ha ideato questa realtà ricca di valori e di messaggi profondi, che ogni giorno riporta a nuova vita oggetti da prodotti che, altrimenti, andrebbero buttati. Borgo Solaio nasce nel 2014 per poi costituirsi nel 2016 come impresa artigiana che trae ispirazione dalla Toscana, assumendo per modello l’artigianato di eccellenza che, nel corso degli anni ‘50, ha dato vita all’alta moda fiorentina. Nel mondo di oggi, unire la tradizione all’innovazione non sempre può essere semplice ed immediato, ma Sabrina ce l’ha fatta.

In un mondo dominato dalla tecnologia e dalla meccanica, quanto è importante che ci siano ancora artigiani capaci di lavorare con le proprie mani?

Per quanto mi riguarda è fondamentale. Per anni si è puntato esclusivamente su tecnologia e meccanica, mettendo da parte il lavoro manuale. Attualmente, invece, c’è una forte riscoperta di questo aspetto. Il lavoro dell’essere umano è determinante perché attraverso le operazioni manuali c’è un completamento. La manualità in generale è un aspetto dirimente nella società di oggi, dove meccanica e tecnologia ti fanno andare di corsa, mentre il lavoro manuale ti costringe ad usare il ragionamento e l’inventiva, senza l’assillo delle tempistiche. La manualità ti fa vedere il mondo in modo diverso, soffermandoti sulle cose e permettendoti di avere spunti ed idee diverse.

Sartorialità ed innovazione sono due mondi che possono coesistere? In che modo?

Assolutamente sì e lo dimostrano, negli ultimi anni, l’evoluzione del design, dell’artigianato artistico e della moda non industriale. Sono mondi che possono viaggiare di pari passo e, anzi, supportarsi vicendevolmente. Ad esempio, guardando alla moda, lo studio di nuovi tessuti ricavati da materiali naturali, quindi pura innovazione, si è perfettamente coniugato con l’attività di lavoro manuale.

Come nasce l’idea di dare nuova vita a materiali inutilizzati? Come hai pensato ai prodotti da realizzare?

Parte tutto dal concetto di manualità, ma il concept di Borgo Solaio è molto più ampio ed è legato al pensiero e all’idea. Le mani rappresentano solo un mezzo per raggiungere un concetto. È una cosa piuttosto immediata: non appena vedo un materiale, mi vengono in mente delle idee specifiche e di potenziali utilizzi da portare avanti come ho fatto, ad esempio, con le borse di iuta intrecciate. La forma mentis è quella di cambiare il significato e la destinazione d’uso degli oggetti e dei materiali, tutto sotto un unico denominatore comune che è quello del riciclo e della circolarità. Questa mia attività è un continuum di quella che era la filosofia delle donne delle precedenti generazioni del nostro Paese, che avevano conosciuto la guerra e la povertà. Cercare di fare qualcosa con le mani, utilizzando le cose che avevi in casa, sfruttando il sapere e le tradizioni che mi hanno tramandato i miei famigliari. Poi internet ed i social mi hanno permesso di ottenere quella visibilità che, altrimenti, sarebbe stata difficile da raggiungere. E qui torna il tema della sintesi tra artigianalità e tecnologia.

 Parliamo di “On the Route”: come nasce il progetto? Perché questo nome?

L’iniziativa nasce grazie ad Aquila Energie che voleva realizzare un progetto particolare e ha visto in Borgo Solaio la possibilità di concretizzarlo, per tutta una serie di caratteristiche che stava cercando. Mi è stata fatta questa proposta relativa alla giacenza di divise ed abiti da lavoro da riutilizzare. Dal canto mio ho cercato di ritagliare il progetto su Aquila, sulla sua azienda, sui progetti che porta avanti, sui lavoratori, sul territorio che occupa. Ho provato a fare tesoro di queste cose e trovare delle analogie con Borgo Solaio, quali il valore del territorio, della sostenibilità, il rispetto del lavoro. Questo progetto si ispira ad una vera e propria esperienza di viaggio, immaginandomi le strade che si percorrono e le soste per vivere i luoghi che si visitano. Il nome deriva proprio da questo, riferendosi alla rotta, consapevoli del viaggio e di cosa si sta cercando.

Viviamo nel periodo del consumismo e della crisi climatica, due aspetti che sono uniti da un filo. Un progetto come quello di Aquila Energie quanto è importante? Può aiutare a sensibilizzare le persone su questo tema?

Sicuramente sì. Questo è un progetto molto coraggioso, un’azienda come Aquila Energie che opera in un determinato contesto e che si lega ad una piccola impresa artigianale che lavora nella moda, la rendono una realtà con una visione illuminata. Il progetto aiuterà senza dubbio a sensibilizzare, tanto che la cosa più importante di questa iniziativa, secondo il mio punto di vista, è il messaggio che viene portato avanti.

Avete avuto richieste simili da altre aziende? C’è attenzione sul tema dell’economia circolare?

Sul tema dell’economia circolare assolutamente sì, in maniera anche molto importante durante il Covid. Questo perché si è riscoperto il valore delle piccole cose. Come progetto di questo tipo, invece, è il primo in assoluto, ma nel mio piccolo ho diversi clienti che mi chiedono di realizzare, in maniera circoscritta, prodotti basati sull’economia circolare.

Sostenibilità, economia circolare, filosofia green sono concetti e parole che, oggi, vengono quasi abusate per raccontare l’orientamento delle persone e delle aziende. Ma ai pensieri non sempre si traducono le azioni e, quindi, bisogna sempre approfondire questi temi per evitare che siano semplicemente un esercizio stilistico e non un approccio volto alla salvaguardia del nostro pianeta. Se dobbiamo parlare, però, di azioni concrete Borgo Solaio ed Aquila Energie sono due realtà che, nel loro quotidiano, mettono in campo iniziative sostenibili nelle quali credono ed investono. E proprio entrambe le aziende si sono unite, trovando una sinergia perfetta, per realizzare un innovativo progetto, unico nel suo genere.

Si tratta di “On the Route”, grazie al quale Aquila Energie mette a disposizione alcuni prodotti che non vengono utilizzati come tute da lavoro ed indumenti in genere che verranno utilizzati da Borgo Solaio, in pieno spirito di economia circolare, per realizzare borse ed altri oggetti. Borgo Solaio è un progetto ideato e pensato da Sabrina Mattei, una vera e propria artista – riduttivo, infatti, definirla artigiana – che ha ideato questa realtà ricca di valori e di messaggi profondi, che ogni giorno riporta a nuova vita oggetti da prodotti che, altrimenti, andrebbero buttati. Borgo Solaio nasce nel 2014 per poi costituirsi nel 2016 come impresa artigiana che trae ispirazione dalla Toscana, assumendo per modello l’artigianato di eccellenza che, nel corso degli anni ‘50, ha dato vita all’alta moda fiorentina. Nel mondo di oggi, unire la tradizione all’innovazione non sempre può essere semplice ed immediato, ma Sabrina ce l’ha fatta.

In un mondo dominato dalla tecnologia e dalla meccanica, quanto è importante che ci siano ancora artigiani capaci di lavorare con le proprie mani?

Per quanto mi riguarda è fondamentale. Per anni si è puntato esclusivamente su tecnologia e meccanica, mettendo da parte il lavoro manuale. Attualmente, invece, c’è una forte riscoperta di questo aspetto. Il lavoro dell’essere umano è determinante perché attraverso le operazioni manuali c’è un completamento. La manualità in generale è un aspetto dirimente nella società di oggi, dove meccanica e tecnologia ti fanno andare di corsa, mentre il lavoro manuale ti costringe ad usare il ragionamento e l’inventiva, senza l’assillo delle tempistiche. La manualità ti fa vedere il mondo in modo diverso, soffermandoti sulle cose e permettendoti di avere spunti ed idee diverse.

Sartorialità ed innovazione sono due mondi che possono coesistere? In che modo?

Assolutamente sì e lo dimostrano, negli ultimi anni, l’evoluzione del design, dell’artigianato artistico e della moda non industriale. Sono mondi che possono viaggiare di pari passo e, anzi, supportarsi vicendevolmente. Ad esempio, guardando alla moda, lo studio di nuovi tessuti ricavati da materiali naturali, quindi pura innovazione, si è perfettamente coniugato con l’attività di lavoro manuale.

Come nasce l’idea di dare nuova vita a materiali inutilizzati? Come hai pensato ai prodotti da realizzare?

Parte tutto dal concetto di manualità, ma il concept di Borgo Solaio è molto più ampio ed è legato al pensiero e all’idea. Le mani rappresentano solo un mezzo per raggiungere un concetto. È una cosa piuttosto immediata: non appena vedo un materiale, mi vengono in mente delle idee specifiche e di potenziali utilizzi da portare avanti come ho fatto, ad esempio, con le borse di iuta intrecciate. La forma mentis è quella di cambiare il significato e la destinazione d’uso degli oggetti e dei materiali, tutto sotto un unico denominatore comune che è quello del riciclo e della circolarità. Questa mia attività è un continuum di quella che era la filosofia delle donne delle precedenti generazioni del nostro Paese, che avevano conosciuto la guerra e la povertà. Cercare di fare qualcosa con le mani, utilizzando le cose che avevi in casa, sfruttando il sapere e le tradizioni che mi hanno tramandato i miei famigliari. Poi internet ed i social mi hanno permesso di ottenere quella visibilità che, altrimenti, sarebbe stata difficile da raggiungere. E qui torna il tema della sintesi tra artigianalità e tecnologia.

 Parliamo di “On the Route”: come nasce il progetto? Perché questo nome?

L’iniziativa nasce grazie ad Aquila Energie che voleva realizzare un progetto particolare e ha visto in Borgo Solaio la possibilità di concretizzarlo, per tutta una serie di caratteristiche che stava cercando. Mi è stata fatta questa proposta relativa alla giacenza di divise ed abiti da lavoro da riutilizzare. Dal canto mio ho cercato di ritagliare il progetto su Aquila, sulla sua azienda, sui progetti che porta avanti, sui lavoratori, sul territorio che occupa. Ho provato a fare tesoro di queste cose e trovare delle analogie con Borgo Solaio, quali il valore del territorio, della sostenibilità, il rispetto del lavoro. Questo progetto si ispira ad una vera e propria esperienza di viaggio, immaginandomi le strade che si percorrono e le soste per vivere i luoghi che si visitano. Il nome deriva proprio da questo, riferendosi alla rotta, consapevoli del viaggio e di cosa si sta cercando.

Viviamo nel periodo del consumismo e della crisi climatica, due aspetti che sono uniti da un filo. Un progetto come quello di Aquila Energie quanto è importante? Può aiutare a sensibilizzare le persone su questo tema?

Sicuramente sì. Questo è un progetto molto coraggioso, un’azienda come Aquila Energie che opera in un determinato contesto e che si lega ad una piccola impresa artigianale che lavora nella moda, la rendono una realtà con una visione illuminata. Il progetto aiuterà senza dubbio a sensibilizzare, tanto che la cosa più importante di questa iniziativa, secondo il mio punto di vista, è il messaggio che viene portato avanti.

Avete avuto richieste simili da altre aziende? C’è attenzione sul tema dell’economia circolare?

Sul tema dell’economia circolare assolutamente sì, in maniera anche molto importante durante il Covid. Questo perché si è riscoperto il valore delle piccole cose. Come progetto di questo tipo, invece, è il primo in assoluto, ma nel mio piccolo ho diversi clienti che mi chiedono di realizzare, in maniera circoscritta, prodotti basati sull’economia circolare.

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