La Sacra Cintola di Prato. Storia, leggenda e tradizione.

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Tra le meraviglie di Prato c’è una tradizione che forse non tutti conoscono: si tratta dell’ostensione della Sacra Cintola (o Cingolo), una famosa reliquia dalla storia affascinante, che ogni anno viene esposta al pubblico in 5 diverse occasioni. 

Ma che cosa è la Sacra Cintola di Prato?

La Sacra Cintola, o Sacro Cingolo è una cintura di colore verde, intessuta di fili d’oro, con delle piccole nappe, che si ritiene appartenuta alla Vergine Maria, ed esposta al pubblico a Natale, Pasqua, Primo Maggio, 15 agosto e l’8 settembre al termine del Corteggio Storico.

La leggenda narra che questa cintura sia stata consegnata dalla Madonna a San Tommaso al momento dell’assunzione e che sia stata portata fino a Prato dalla Terra Santa nel 1141 circa, da un giovane mercante che si chiamava Michele. 

In punto di morte il mercante decise di donare la reliquia alla Pieve di Santo Stefano (l’attuale Duomo) e ben presto divenne oggetto di culto e pellegrinaggio: personaggi di alto lignaggio, tra cui anche principi e papi, avrebbero richiesto di vedere la sacra cintola per invocare intercessioni alla Madonna.

La fioritura del Duomo grazie alla sacra cintola.

Fu proprio grazie a questa reliquia sacra e all’interesse suscitato che il Duomo, tra Trecento e Quattrocento, divenne lo scenario di opere d’arte dall’indiscusso valore, come gli affreschi di Agnolo Gaddi nella cappella che custodisce la cintola, il pulpito esterno di Donatello e Michelozzo, gli affreschi di Paolo Uccello e Filippo Lippi.

La storia della sacra cintola continuò a ispirare artisti nei secoli che ci hanno lasciato la loro personale narrazione pittorica. Una delle più famose è Storie della Sacra Cintola di Bernardo Daddi, visibile nel Museo.

Bernardo Daddi, Storie della sacra cintola: particolare – credits: Wikimedia Commons

Le leggende sulla Sacra Cintola 

Una reliquia così famosa non manca di leggende al suo riguardo che si sono tramandate nei secoli e che contribuiscono ad alimentare l’interesse e la devozione religiosa. Una tra le più citate è quella di Giovanni di ser Laudetto, conosciuto come Musciattino, che la trafugò nel 1312 ma fu travolto da una pesante nebbia durante la sua fuga e ritornò al punto di partenza. Pensando di essere arrivato a Pistoia gridò per entrare dentro la città: “Aprite, aprite Pistoiesi: ho la Cintola de’ Pratesi!”. Ovviamente il ladro fu subito catturato e condannato a morte ma ancor prima fu condannato al taglio della mano destra. Si narra che la folla scagliò l’arto contro la chiesa, lasciando il segno della mano insanguinata sul Duomo.  Tale segno è visibile ancora oggi sul lato destro, nella parte in alto a sinistra della porta.

La celebrazione della sacra cintola cristianesimo e laicità

Per la città di Prato le 5 ostensioni della sacra cintola sono eventi importantissimi perché raccolgono ancora oggi tantissime persone. Si tratta di una celebrazione che coinvolge sia la parte laica sia quella religiosa della città, attraverso le 3 chiavi che aprono lo scrigno contenente la cintola: 2 infatti sono di proprietà del Comune e 1 della diocesi. L’8 settembre, giorno della natività della Vergine, viene esposta dal Vescovo dopo un corteo storico, che attraversa le vie del centro per arrivare in piazza duomo.

La tradizione della sacra cintola e le sue raffigurazioni artistiche sono sicuramente dei buoni motivi per visitare Prato ma non sono i soli. Prato è ricca di attrazioni culturali che meritano la visita, così come una ricca tradizione culinaria (mai sentito parlare dei cantucci di Prato? Sicuramente si!).

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