Negli ultimi anni, la discussione sui carburanti alternativi si è intensificata anche per effetto dell’evoluzione normativa europea sulle emissioni dei veicoli leggeri. Il quadro di riferimento è la disciplina UE sugli standard di CO₂ per auto e furgoni, rafforzata con obiettivi più stringenti fino al 2035; nel 2025 la Commissione europea ha avviato una consultazione pubblica per la valutazione e la revisione degli standard e del sistema di etichettatura delle auto.

In questo contesto, le aziende e le flotte che gestiscono mezzi diesel (autovetture aziendali, veicoli commerciali, trasporto leggero e mezzi d’opera) cercano soluzioni pratiche per ridurre l’impronta climatica del parco circolante, senza intervenire su infrastrutture e logistica. Tra le opzioni disponibili rientra il carburante HVO, spesso indicato come diesel HVO o gasolio HVO a seconda della comunicazione di filiera e dei punti vendita.
HVO è l’acronimo di Hydrotreated Vegetable Oil, cioè olio vegetale idrotrattato. Dal punto di vista tecnico, si tratta di un gasolio paraffinico (o diesel paraffinico): la composizione è basata prevalentemente su idrocarburi saturi con caratteristiche chimico-fisiche vicine al diesel convenzionale, ma ottenute tramite processi di raffinazione di matrici rinnovabili.
Quando viene commercializzato in purezza, si incontra spesso la dicitura HVO100. Nei documenti tecnici e nelle prassi di filiera, l’HVO è frequentemente ricondotto alla famiglia dei combustibili paraffinici normati per l’uso stradale; la norma di riferimento citata dagli operatori è la EN 15940, collegata anche alla marcatura XTL per l’identificazione del carburante e della compatibilità.
Per un inquadramento sui carburanti disponibili e sulle specifiche di prodotto, è utile consultare la pagina dei prodotti Aquila Energie.
Come si ottiene il carburante HVO
Il carburante HVO si ottiene tramite idrotrattamento (o idrogenazione) di oli e grassi, con l’obiettivo di trasformare trigliceridi e acidi grassi in idrocarburi paraffinici idonei all’impiego come carburante diesel rinnovabile. La logica industriale è assimilabile a una raffinazione che “ricostruisce” il combustibile a partire da biomasse lipidiche, ottenendo un prodotto con proprietà più stabili rispetto ad alcune miscele di biodiesel tradizionale.
Le materie prime possono includere oli vegetali, oli alimentari esausti, grassi animali di recupero e altre categorie di scarti e sottoprodotti ammissibili lungo la filiera. La tipologia del feedstock incide in modo diretto sul profilo emissivo e sulla rendicontazione delle emissioni sul ciclo di vita: nella pratica aziendale, questo punto viene gestito tramite tracciabilità, criteri di sostenibilità e documentazione di filiera.
Definire “sostenibile” un carburante richiede precisione: per l’HVO, il punto centrale è la riduzione delle emissioni di gas serra sul ciclo di vita, valutata con approccio well-to-wheel, cioè includendo l’approvvigionamento della materia prima, la trasformazione, la logistica e l’utilizzo. Per l’HVO ottenuto da matrici di scarto, in vari contesti vengono riportati valori fino a circa il 90% di riduzione delle emissioni sul ciclo di vita rispetto al diesel fossile; si tratta di un valore massimo, legato a specifici schemi di calcolo e a determinate filiere.
Per le aziende e per le flotte, la sostenibilità dell’HVO non si esaurisce nel valore percentuale: contano anche l’origine delle materie prime, i sistemi di certificazione e la coerenza con i criteri normativi e con i metodi di calcolo delle emissioni applicabili.
Sotto il profilo tecnico, l’HVO è progettato per funzionare nei motori diesel, ma l’aspetto operativo più importante è la compatibilità dichiarata dal costruttore del veicolo o del motore. In genere, la verifica avviene tramite il manuale d’uso e manutenzione, l’eventuale indicazione XTL e i riferimenti ai carburanti conformi alla EN 15940.
Per chi gestisce un parco mezzi, la compatibilità non riguarda soltanto l’alimentazione, ma anche la continuità di esercizio: controlli regolari e una manutenzione corretta aiutano a mantenere prestazioni e affidabilità nel tempo. In questo senso, può essere utile approfondire il tema con la guida Aquila dedicata alla manutenzione dell’auto e ai controlli periodici.
I vantaggi dell’HVO si leggono su due piani: le caratteristiche del carburante e la gestione operativa. Dal punto di vista chimico-fisico, l’HVO è un combustibile paraffinico con un profilo più pulito rispetto al diesel fossile per quanto riguarda alcune componenti, con effetti potenziali sulla combustione e sulla qualità dei fumi allo scarico in alcune condizioni.
Dal lato prestazionale, le comunicazioni tecniche richiamano spesso il numero di cetano elevato, un’accensione più pronta e un comportamento più stabile in determinate condizioni di utilizzo. Il riferimento resta sempre la compatibilità del singolo veicolo e la qualità del carburante distribuito.
Accanto ai benefici, in un’analisi rivolta alle aziende è corretto considerare anche alcuni vincoli pratici: la disponibilità territoriale non uniforme, la necessità di verificare la compatibilità e la gestione documentale per flotte miste, oltre alla dipendenza da filiere e feedstock, che può influire sulla continuità di approvvigionamento e sul profilo emissivo rendicontabile.
La disponibilità dell’HVO in Italia è in crescita, ma resta legata alle scelte di rete e agli asset di distribuzione. Per una ricerca operativa, un punto di partenza utile è l’elenco delle stazioni di servizio con carburante HVO.
All’interno della rete Aquila Energie, alcune località con punto di rifornimento sono Capannori, Castelfiorentino, Grosseto – Bagni di Roselle, Empoli, Montemurlo, Montescudaio e Vecchiano.
Per le flotte e per i professionisti conviene impostare una verifica semplice prima di programmare il passaggio: il controllo della compatibilità dei veicoli, la mappatura dei punti di rifornimento lungo le tratte abituali e la verifica della disponibilità per la singola stazione, perché l’offerta può variare tra gli impianti della stessa rete.
L’HVO è un carburante diesel rinnovabile che può contribuire alla riduzione delle emissioni sul ciclo di vita per porzioni rilevanti del parco diesel esistente, a condizione di rispettare la compatibilità, la qualità del prodotto e la tracciabilità della filiera.