Dalle alghe al vino: quando il biocarburante dimezza i costi

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Se dalle alghe nasce un nuovo biodiesel​, dal vino, anzi dai suoi scarti, può nascere un ottimo biocarburante. Pensate sia follia? Eppure le potenzialità sia delle alghe che della vinaccia presentano caratteristiche di innegabile interesse, tanto che potrebbero diventare un’altra freccia all’arco dei biocombustibili.

Biodiesel di alghe

Con proprietà chimico e fisiche simili al gasolio, questo biocombustibile, altamente green,​è prodotto da oli vegetali estratti da alghe. Le alghe vengono prima coltivate in cilindri pieni d’acqua, poi centrifugate e infine introdotte in serbatoi di fermentazione insieme a prodotti di scarto zuccherini che favoriscono la trasformazione delle alghe. Grazie alla presenza dell’11% di ossigeno nella molecola, questo biodiesel assicura una riduzione del particolato fine (PM10) in percentuali comprese tra il 20% ed il 60%. È completamente biodegradabile, non contiene zolfo e può essere usato come additivo del gasolio.​ Infatti, come hanno evidenziato i chimici, non c’è bisogno di sostituire il biodiesel al diesel. I due carburanti possono essere miscelati​, senza alcun danno per i motori, portando una notevole riduzione delle emissioni inquinanti. I test dimostrano che una miscela di gasolio minerale all’80% e di biodiesel al 20% riduce le emissioni di particolato di quasi il 50%, diminuendo anche i costi​. Si trova a Modena il primo impianto pilota, che si è distinto come la prima società europea ad aver provato, su vetture standard, il biodiesel ricavato dalle alghe.

Biocarburanti di vino

Anche i rifiuti derivati dalla produzione di vino possono diventare biocarburanti economicamente molto validi, o almeno questa è l’impressione dei ricercatori dell’Università di Adelaide, Australia. Pubblicata su Bioresource Technology, la ricerca ha dimostrato che dalla fermentazione di una tonnellata di scarti di uva (vinaccia, steli e semi) è possibile ricavare fino a 400 litri di bioetanolo.​Esso non è altro che l’etanolo prodotto dalla fermentazione delle biomasse, che può essere adoperato come carburante.

La produzione globale di vino genera ogni anno circa 13 milioni di tonnellate di rifiuti​. “Sfruttare gli avanzi della produzione di vino per produrre biofuel ha del potenziale economico per quello che altrimenti diventa in gran parte un prodotto di scarto”, indica Rachel Burton, capo del progetto. Durante la ricerca è stata analizzata la composizione delle vinacce da due vitigni, il Cabernet Sauvignon e Sauvignon Blanc, e studiato il pre­trattamento della vinaccia con acido ed enzimi.

La maggior parte dei carboidrati trovati in queste due vinacce potrebbe essere convertito direttamente in etanolo attraverso il processo di fermentazione con una resa di fino a 270 litri per tonnellata di vinacce. Si tratta di cifre che possono essere anche aumentate, basta ricorrere a dei trattamenti a base di acidi ed enzimi: grazie a queste ricette alternative, la fermentazione può produrre – come è stato dimostrato dalla ricerca – i già citati 400 litri di bioetanolo per ogni tonnellata di vinaccia.

Se dalle alghe nasce un nuovo biodiesel​, dal vino, anzi dai suoi scarti, può nascere un ottimo biocarburante. Pensate sia follia? Eppure le potenzialità sia delle alghe che della vinaccia presentano caratteristiche di innegabile interesse, tanto che potrebbero diventare un’altra freccia all’arco dei biocombustibili.

Biodiesel di alghe

Con proprietà chimico e fisiche simili al gasolio, questo biocombustibile, altamente green,​è prodotto da oli vegetali estratti da alghe. Le alghe vengono prima coltivate in cilindri pieni d’acqua, poi centrifugate e infine introdotte in serbatoi di fermentazione insieme a prodotti di scarto zuccherini che favoriscono la trasformazione delle alghe. Grazie alla presenza dell’11% di ossigeno nella molecola, questo biodiesel assicura una riduzione del particolato fine (PM10) in percentuali comprese tra il 20% ed il 60%. È completamente biodegradabile, non contiene zolfo e può essere usato come additivo del gasolio.​ Infatti, come hanno evidenziato i chimici, non c’è bisogno di sostituire il biodiesel al diesel. I due carburanti possono essere miscelati​, senza alcun danno per i motori, portando una notevole riduzione delle emissioni inquinanti. I test dimostrano che una miscela di gasolio minerale all’80% e di biodiesel al 20% riduce le emissioni di particolato di quasi il 50%, diminuendo anche i costi​. Si trova a Modena il primo impianto pilota, che si è distinto come la prima società europea ad aver provato, su vetture standard, il biodiesel ricavato dalle alghe.

Biocarburanti di vino

Anche i rifiuti derivati dalla produzione di vino possono diventare biocarburanti economicamente molto validi, o almeno questa è l’impressione dei ricercatori dell’Università di Adelaide, Australia. Pubblicata su Bioresource Technology, la ricerca ha dimostrato che dalla fermentazione di una tonnellata di scarti di uva (vinaccia, steli e semi) è possibile ricavare fino a 400 litri di bioetanolo.​Esso non è altro che l’etanolo prodotto dalla fermentazione delle biomasse, che può essere adoperato come carburante.

La produzione globale di vino genera ogni anno circa 13 milioni di tonnellate di rifiuti​. “Sfruttare gli avanzi della produzione di vino per produrre biofuel ha del potenziale economico per quello che altrimenti diventa in gran parte un prodotto di scarto”, indica Rachel Burton, capo del progetto. Durante la ricerca è stata analizzata la composizione delle vinacce da due vitigni, il Cabernet Sauvignon e Sauvignon Blanc, e studiato il pre­trattamento della vinaccia con acido ed enzimi.

La maggior parte dei carboidrati trovati in queste due vinacce potrebbe essere convertito direttamente in etanolo attraverso il processo di fermentazione con una resa di fino a 270 litri per tonnellata di vinacce. Si tratta di cifre che possono essere anche aumentate, basta ricorrere a dei trattamenti a base di acidi ed enzimi: grazie a queste ricette alternative, la fermentazione può produrre – come è stato dimostrato dalla ricerca – i già citati 400 litri di bioetanolo per ogni tonnellata di vinaccia.

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