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Se pensate che la frase “donne e motori: gioie e dolori” sia più vecchia del quadro che vostra nonna conserva in cucina, siete sul blog giusto. Qui non ci sono differenze tra uomini e donne, ma solo una grande e considerevole passione per i motori. Proprio come quella di Lucia del Pasqua, blogger ma soprattutto motociclista, che con le sue ruote ci ha portato nel circuito del Mugello per conoscere una vera campionessa: Rebecca Bianchi.

Lucia del Pasqua incontra Rebecca Bianchi sul circuito del Mugello

Conosciamo subito Rebecca Bianchi. Classe 1994, bolognese, figlia di due fotografi sportivi, fin da piccolissima segue le gare e all’età di 7 anni sale per la prima volta su uno scooter… all’insaputa dei suoi genitori! Oggi è una bellissima pilota e istruttrice con un debole per la matematica e la danza tra i cordoli. In uno dei templi sacri per gli appassionati di automobilismo e motociclismo, l’autodromo del Mugello, Lucia del Pasqua ha chiesto alla campionessa se anche per lei è vero che il rapporto tra donne e motori è ancora un tabù e se gli unici piloti riconosciuti sono solo uomini.

Rebecca, come è nata questa passione?

Fin da piccolina seguivo i miei genitori, fotografi sportivi. Già dai primi anni Ottanta mio padre era conosciuto in tutta Italia per essere fotografo ufficiale del campionato e da lì è nata la mia passione. All’età di otto anni sono salita sul primo motorino, poi su una minimoto e nel 2009, a 15 anni, gareggiavo al Trofeo Yamaha R125 Cup.

È vero che le donne sono un po’ più timorose degli uomini alla guida?

Guidano con più convinzione! Penso sia nell’indole della donna ragionare di più soprattutto quando pratica sport estremi, e questo a volte può essere anche un limite. Ma già con la Ana Carrasco questo limite è stato superato: è stata la prima donna a vincere all’interno del Campionato Mondiale Superbike. Poche donne riescono a eguagliare le prestazioni maschili… è molto raro, non impossibile.

Quindi, tu sei un’eccezione?

Forse. Quest’anno ho vinto l’europeo femminile, ma mi piace anche correre con gli uomini, perché ti spinge ad andare un po’ oltre al tuo standard e questo non fa altro che migliorarti. Quindi, preferisco fare un miglior piazzamento con gli uomini che vincere con le donne.

La prima gara che ricordi

Sicuramente la 200 miglia al Mugello. Dopo un anno di vari infortuni, ero decisa a smettere di correre. Avevo 19 anni e mi sono detta che forse non era il mio sport. Invece, vincendo quella gara ho superato tutti i problemi e ho continuato a correre. Quella ha rappresentato per me la svolta. È stato importante anche aver partecipato all’Europeo Stock 600, sono stata l’unica donna nel mondiale Superbike.

Come mai hai deciso anche di insegnare?

Lavoro per delle Riding Schools da quando avevo 16 anni e lo scorso anno ho avuto la proposta di lavorare per la Moto Racing Engineering. I corsi aiutano anche a guidare per la strada, perché ti insegnano a conoscere meglio il tuo mezzo. E non parlo solo di donne anche dei ragazzi, che si trovano a vedere una Superbike che fa 300 km orari, non sanno in realtà come gestire la sua potenza. Se non istruiti bene, può essere molto pericoloso. Inoltre, mi piacerebbe vedere più ragazze in pista, anche se quest’anno devo dire ne ho avute un po’ e oltretutto anche veloci!

Donne che insegnano a guidare moto che fanno 300km orari, forse sarà il caso di cambiare il proverbio.

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